CHI SIAMO
bandiera Regno Unito ABOUT US
bandiera Francia QUI SOMMES-NOUS
bandiera Germania WIR ÜBER UNS
  INTRODUZIONE
  NOTIZIARIO
  SPECIMEN
  PUBBLICAZIONI
  APPROFONDIMENTI
  COMUNICATI STAMPA
  APPUNTAMENTI
  LINK UTILI
  MAPPA DEL SITO

ultimo aggiornamento:
30 ottobre 2019

Cerca nel sito:


 


IL PERCHÉ DEL NOSTRO SUCCESSO

L'AICAM ha più di 30 anni vita, non è associata alla Federazione fra le Società Filateliche Italiane (la meccanofilia non è compresa fra la specializzazioni filateliche previste dalla FIP), non è nel giro della filatelia ufficiale e quindi non ha una grande visibilità. Eppure, per numero di Soci, è la terza per importanza fra le Associazioni Filateliche nazionali. Una delle ragioni la fornisce Fabio Bonacina riferendo un suo colloquio con il Presidente dell'AICAM, Paolo Padova.

"All'interno del settore filatelico l'AICAM rappresenta una realtà di nicchia. Non esiste un mercato vero e proprio in quanto il valore economico del materiale è, in genere, assai limitato, addirittura "zero" per il materiale moderno ed attuale, tanto che in tutti gli incontri dell'AICAM è in programma una "riunione di scambi", nella quale ognuno porta del materiale che viene messo a libera disposizione di tutti ed ognuno può liberamente prelevare quello che vuole dal materiale recato dai Consoci. Se qualcuno trova un'affrancatura riguardante il calcio, e sa che sto lavorando su quell'argomento, me la tiene da parte, ed io faccio lo stesso per gli altri." Parole di Paolo Padova. "È partendo da questa base che si è generato un rapporto concatenato di collaborazione e di amicizia che fa dell'AICAM una associazione unica per quanto riguarda lo spirito societario, tanto che fra i Soci si parla di famiglia AICAM."

È sintomatico il fatto che quando un Socio, che non è mai stato presente prima ad un nostro incontro, ha occasione di stare con noi per la prima volta, ci ritorna, rimpiangendo di non averlo mai fatto prima. E questo spiega il perché dell'elevato numero di Soci presenti ad ogni nostro incontro, anche se non vi è esposizione a concorso o convegno commerciale.

Anche le Gentili Signore, da anni, si sono ritagliate un loro spazio: si è formato un affiatato gruppo –da noi scherzosamente chiamato delle "AICAM GIRLS"– che durante i nostri incontri si gestisce in maniera autonoma, mentre è presente in maniera compatta quando ci si ritrova a tavola o nei diversivi extra-filatelici che non mancano mai nei nostri programmi.

Gennaio 2016

 

Da tempo l'AICAM collabora con la rivista on-line IL POSTALISTA, dove si possono trovare notizie e articoli sulle affrancature meccaniche che non sono stati pubblicati sul nostro notiziario AICAM NEWS.

Si invitano i soci interessati a consultare il sito segnalato e ad abbonarsi (del tutto gratuitamente) alla rivista. (È sufficiente inviare la propria mail e il proprio nome e cognome a questo indirizzo per ricevere settimanalmente la newsletter). IL POSTALISTA è un quotidiano online che diffonde la filatelia e la storia postale senza alcun fine di lucro e senza finalità commerciali.


CASA RICORDI

Valeriano Genovese

ricordi01

Capostipite della Casa Ricordi fu Giovanni Ricordi nato a Milano nel 1785. Accanto all'attività di musicista come violinista, faceva anche il suggeritore ed il copista.
Nel 1808 acquistò un torchio ed iniziò nella sua città, Milano, l'attività di editore.


 

Impronta della Ricordi tedesca del 1981 che ricorda la nascita nel 1808


 
ricordi02

 

Nel 1815 fu nominato copista ufficiale della Scala e nel 1825 ne acquistò l'archivio.


 

L'edificio a fianco della Scala, facente parte della struttura del teatro e che oggi ospita il Museo della Scala ed un noto ristorante, è stato la sede della celebre Casa Ricordi, specializzata nelle edizioni musicali e nata nel 1808 per opera di Giovanni Ricordi che importò dalla Germania i torchi per stampare gli spartiti
(Antica stampa dello stabilimento Ricordi)


 
ricordi03

Dopo aver pubblicato le opere di Rossini, Bellini e Donizetti, nel 1844 cominciò a pubblicare anche le opere di Verdi. Nel 1844 fu inaugurato il nuovo negozio che stava a ridosso della Scala trasformato oggi nel Museo della Scala. Alla sua morte, avvenuta nel 1853, gli successe il figlio Tito (1811-1888), buon pianista e collaboratore del padre da anni. Tito aumentò di molto il volume di affari della ditta aprendo succursali in Italia e all'estero (Parigi, Londra). Fu amico intimo di Verdi.
Alla sua morte nel 1888 gli successe il figlio Giulio (1840-1912). Giulio fu amico fraterno di Puccini che divenne la quinta pietra miliare dei cosiddetti Fantastici Cinque che fecero la fortuna della Ricordi. Alla sua morte avvenuta nel 1912, gli successe il figlio Tito (1865-1933) che diresse la Casa sino al 1919 quando si dimise. La dirigenza della casa passò poi alle famiglie Valcarenghi e Clausetti.


 
Nel 1924 nacque a Buenos Aires la Ricordi Argentina. Nel 1927 nacque la Ricordi Brasiliana a San Paolo. ricordi45

L'interesse dei collezionisti di affrancature meccaniche trova nella Ricordi una ditta particolarmente interessata all'uso delle rosse sin da primi anni Trenta del secolo scorso.

ricordi6789

Nel 1956, da azienda familiare si trasformò in Società per Azioni.

ricordi10-14
ricordi15-16

Nel 1958 Nanni Ricordi, ultimo discendente della dinastia, decise di entrare nel mercato discografico e fu subito successo grazie alle canzoni di Paoli, Bindi, Endrigo, Gaber, Vanoni, Battisti e Jannacci.

ricordi17-18

Negli anni Settanta si lanciò nel mercato della musica contemporanea assicurandosi i diritti di molti autori italiani come Bussotti, Donatoni, Nono e anche stranieri.

ricordi19-20

Purtroppo la crisi dell'editoria a livello mondiale, la crisi della musica leggera e della discografia, colpì anche la Ricordi che è stata costretta a vendere nel 1994 il 73 % alla BMG Ariola consociata nel gruppo tedesco Bertlesmann. Nel 2007 la BMG Music Publshing, fondata nel 2004, fu acquistata dalla Universal Music Group, la più grande casa editrice musicale al mondo.

ricordi21

Oltre all'editoria musicale, la Ricordi si interessò anche di arti grafiche. Inoltre notevole fu la pubblicazione dell'Enciclopedia della Musica e il Dizionario della Musica e dei Musicisti. Pubblicò poi l'Opera Omnia di Rossini, Verdi e Vivaldi. Il catalogo ha superato i 140.000 numeri.


ricordi22-23
ricordi24 Manifesto di Leopoldo Metlicovitz 1926 / Manifesto di Leopoldo Metlicovitz 1900

IL NUMERO UNICO PER LA NAZIONALE AICAM DI LAVAGNA

pub 409

 

Dal 20 al 22 settembre prossimo si svolgerà a Lavagna (Ge) la 38ª manifestazione Nazionale AICAM, il cui programma è già presente su questo sito.

Per l'occasione è stato pubblicato un Numero Unico (disponibile durante la manifestazione) con molti interessanti articoli fra i quali citiamo:

  • ACIOM - QUANDO I DINOSAURI ERAN IN LIGURIA (Enrico Bertazzoli)
  • IL "BUSINESS" DELLE BANANE DELLA SOMALIA IN EPOCA COLONIALE (Paolo Padova)
  • DALL'ACCIAIO... AL MATITONE (Ignazio Lavagna)
  • REINACH - OLEOBLITZ ( Angelo Salvioni)
  • I CARTONI ANIMATI DI WALT DISNEY - 1 PARTE (Angelo Salvioni)
  • CAMPIONATI MONDIALI DI VELA 1989 (Giuseppe Berlanda)
  • LA COLONIA ARNALDI: IL PURGATORIO DEI PECCATORI GOLOSI (Lorenzo Oliveri)
  • LE LINEE NAVALI DELL'IMPERO IN PARTENZA DA GENOVA (Paolo Padova)
  • HASLER... LA MITICA F.88 - SHELL (Michele Nebuloni)
  • ITALNAVI SOCIETA' DI NAVIGAZIONE (Ignazio Lavagna)

Fra questi viene qui di seguito presentato quello sul "business" delle banane.


 

IL "BUSINESS" DELLE BANANE DELLA SOMALIA IN EPOCA COLONIALE

Paolo Padova

banane1

La crisi del '29 aveva messo in ginocchio i trasporti marittimi, un quarto della flotta italiana era in disarmo. Servivano idee radicali, in quanto la grande depressione aveva portato alla crisi del cotone il cui prezzo era diminuito del 50%. Un armatore genovese, Andrea Marsano, decideva quindi di puntare su un mercato in forte espansione ma ancora poco conosciuto in Italia, quello delle banane. In epoca di fabbriche e miniere, la banana stava diventando il frutto operaio per eccellenza, perché pur senza posate si poteva consumare senza toccarne la polpa con le mani e la sua coltivazione si presentava come la più redditizia dell'epoca. Costituita nel 1931 la Società di Navigazione Italo-Somala, Marsano ordinava in Svezia tre bananiere da circa 3.120 tonnellate di portata lorda, la Capitano Bottego, il Duca degli Abruzzi e la Capitano Cecchi, le prime con bandiera italiana, e in Somalia, allora colonia italiana, avviava accordi commerciali con i produttori locali.


 
banane2

 
banane4

 

Nel dicembre 1935 anche il regime fascista decideva di investire nel business delle banane, costituendo la Regia Azienda Monopolio Banane (RAMB) per il trasporto e la commercializzazione in Italia delle banane prodotte nelle concessioni agricole sorte in quegli anni nella colonia della Somalia italiana, particolarmente nel comprensorio di Genale ed in quello del Giuba.
 
banane3


 
banane5

La RAMB edificava depositi nelle principali città italiane e, per il trasporto delle banane, si avvaleva all'inizio di navi frigorifero esistenti ed in seguito, dal 1937, faceva costruire 4 nuove e moderne bananiere, battezzate dall'acronimo della azienda RAMB: RAMB I, RAMB II, RAMB III, RAMB IV, che dovevano avere un'autonomia sufficiente per la rotta Mogadiscio-Napoli senza soste intermedie e a pieno carico.
Di queste due venivano costruite dal Cantiere Ansaldo di Sestri Ponente e due dai Cantieri Riuniti dell'Adriatico negli stabilimenti di Monfalcone.


 
banane6
RAMB II costruita nel Cantiere Ansaldo

 
banane7

 

Queste unità, dopo lo scoppio del conflitto venivano trasformate in navi militari e, come tali furono utilizzate dalla Regia Marina. La RAMB disponeva di una piccola flotta di navi da carico e bananiere: oltre alle quattro RAMB, ne facevano parte le tre motonavi requisite alla Compagnia di Navigazione Italo-Somala. Delle sette unità sopravviveva alla guerra solo la RAMB III, che però veniva catturata dalle truppe jugoslave.
Dopo la fine della guerra la RAMB venne sciolta, ma l'Italia continuò ad accordare alle banane somale una protezione tariffaria doganale fino agli anni Sessanta.
Attualmente il prodotto della Somalia non è più destinato alla esportazione, ma solo al consumo interno.


 
banane8
RAMB III costruita nei Cantieri Riuniti dell'Adriatico

SPEEDMASTER OMEGA: L'OROLOGIO CHE ANDÒ SULLA LUNA

Paolo Padova

speedmaster01

 

Nella storia dell'esplorazione spaziale un ruolo rilevante ha assunto l'orologio, necessario per controllare tutte le attività che dovevano svolgere gli astronauti.


 
speedmaster02

 

Già Jurij Gagarin, il primo uomo ad andare nello spazio nel 1961, regolava le sue azioni in orbita guardando il proprio cronografo e così hanno fatto i cosmonauti americani Scott Carpenter, Wally Schirra e Gordon Cooper, ma ancora si trattava di scelte soprattutto personali.


 
speedmaster03

 

Solo nel 1962 la Nasa riteneva opportuno che, oltre agli strumenti del cruscotto della navicella, gli astronauti dovessero avere al polso un cronografo "ufficiale" estremamente accurato, leggibile, resistente e affidabile che permettesse loro di calcolare l'esatto momento in cui accendere i retrorazzi ed iniziare la manovra di discesa, in caso di guasti agli apparati della navicella o ad interruzioni delle comunicazioni con il centro di controllo di Houston.


 
speedmaster04

 

Venivano quindi selezionati tre modelli di cronografi (Longines, Omega e Rolex) per i test finali comprendenti alte compressioni e improvvise decompressioni, prove d'urto, di accelerazione e di umidità relativa.


 
speedmaster05 speedmaster14

La scelta cadeva sull'Omega Speedmaster che, da quel momento, diventava il cronografo ufficiale degli astronauti della Nasa.


 
speedmaster06 speedmaster09

Se ne sarebbe servito Edward White nel 1965 per controllare la tempistica della sua passeggiata spaziale intorno alla capsula Gemini 4 e, soprattutto, Edwin Aldrin, il 20 luglio 1969 durante la sua camminata sulla luna, di cui quest'anno ricorre il cinquantesimo anniversario.


 
speedmaster07

 

Se questo è stato il momento più memorabile per l'Omega Speedmaster, il più cruciale è legato all'Apollo XIII, quando salvava la vita agli astronauti che rischiavano di perdersi nello spazio a causa di un guasto tecnico che già non aveva reso possibile l'allunaggio e non permetteva di programmare le manovre necessarie per il ritorno sulla terra. Solo grazie al cronografo James Lovel, Jack Swigert e Fred Haise hanno potuto calcolare i tempi di uscita dall'orbita e tornare a casa sani e salvi.


 
speedmaster08
  speedmaster10
  speedmaster11
  speedmaster12
  speedmaster13

 
speedmaster15
Omega Speedmaster (Smithsonian Museum Air and Space)

L'ALBERO DEL CACAO

cacao1

 

Il grande botanico Linneo nel 1723 diede il nome botanico di "Theobroma Cacao" ad una pianta sempreverde originaria della grande foresta equatoriale del Centro e Sud America, tra 20 latitudine nord e 20 latitudine sud: l'albero del cacao.


 
cacao2

 

L'albero del cacao, alto tra 5 e 10 metri, è molto delicato: abbisogna di un caldo umido con temperature tra i 24 e 28 C; soffre il vento e si sviluppa all'ombra di piante più alte per godere dell'umidità e del riparo dalla luce diretta.


 
cacao3
Piantagione di alberi del cacao (figurina Liebig del 1929)

 

L'albero del cacao produce dai 20 ai 50 frutti che spuntano direttamente dal tronco o dalle biforcazioni dei rami principali, chiamati cabossidi, grandi come una barbabietola da zucchero, di forma bislunga e del peso di circa 500 grammi, che contengono da 20 a 50 semi ovali, le fave di cacao.


 
cacao4
Cabosside aperto con fave di cacao (figurina Liebig del 1929)

 

Il significato di Theobroma è "Cibo degli dei" e, come tale era già stato riconosciuto dai Maya e dagli Aztechi che ci hanno tramandato il nome di "cacauatl". I Maya già lo coltivavano attorno all'anno 400 in Messico, dove realizzarono le prime piantagioni che si conoscono. Utilizzavano le fave di cacao per preparare una bevanda molto nutriente, chiamata "Xocolatl", nome dal quale deriva l'attuale cioccolato e le consideravano talmente preziose al punto di utilizzarle come mezzo di pagamento.


 
cacao5
  cacao6

 
cacao7
Albero del cacao con i cabossidi da una tavola di farmacopea azteca (seconda metà del secolo XVI)

 

Gli Aztechi ripresero alla lettera queste abitudini quando conquistarono il Messico nel 12 secolo: i medici stregoni aztechi scoprirono anche nel cacao virtù medicinali.


 
cacao8

attenzione


 
  SCRIVICI
 
 
se riscontri dei problemi tecnici, scrivi al webmaster

dal 25.09.2002 abbiamo avuto: Pagina modificata il 04.10.2019