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ultimo aggiornamento:
19 marzo 2020

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IL PERCHÉ DEL NOSTRO SUCCESSO

L'AICAM ha più di 30 anni vita, non è associata alla Federazione fra le Società Filateliche Italiane (la meccanofilia non è compresa fra la specializzazioni filateliche previste dalla FIP), non è nel giro della filatelia ufficiale e quindi non ha una grande visibilità. Eppure, per numero di Soci, è la terza per importanza fra le Associazioni Filateliche nazionali. Una delle ragioni la fornisce Fabio Bonacina riferendo un suo colloquio con il Presidente dell'AICAM, Paolo Padova.

"All'interno del settore filatelico l'AICAM rappresenta una realtà di nicchia. Non esiste un mercato vero e proprio in quanto il valore economico del materiale è, in genere, assai limitato, addirittura "zero" per il materiale moderno ed attuale, tanto che in tutti gli incontri dell'AICAM è in programma una "riunione di scambi", nella quale ognuno porta del materiale che viene messo a libera disposizione di tutti ed ognuno può liberamente prelevare quello che vuole dal materiale recato dai Consoci. Se qualcuno trova un'affrancatura riguardante il calcio, e sa che sto lavorando su quell'argomento, me la tiene da parte, ed io faccio lo stesso per gli altri." Parole di Paolo Padova. "È partendo da questa base che si è generato un rapporto concatenato di collaborazione e di amicizia che fa dell'AICAM una associazione unica per quanto riguarda lo spirito societario, tanto che fra i Soci si parla di famiglia AICAM."

È sintomatico il fatto che quando un Socio, che non è mai stato presente prima ad un nostro incontro, ha occasione di stare con noi per la prima volta, ci ritorna, rimpiangendo di non averlo mai fatto prima. E questo spiega il perché dell'elevato numero di Soci presenti ad ogni nostro incontro, anche se non vi è esposizione a concorso o convegno commerciale.

Anche le Gentili Signore, da anni, si sono ritagliate un loro spazio: si è formato un affiatato gruppo –da noi scherzosamente chiamato delle "AICAM GIRLS"– che durante i nostri incontri si gestisce in maniera autonoma, mentre è presente in maniera compatta quando ci si ritrova a tavola o nei diversivi extra-filatelici che non mancano mai nei nostri programmi.

Gennaio 2016

 

ANTEPRIMA AICAM NEWS (N. 94)

Pubblichiamo in anteprima, anche per la sua attualità, un articolo che apparirà sul prossimo numero di AICAM NEWS (94) originariamente previsto in spedizione prima di Pasqua, ma che, data la situazione generale (difficoltà della tipografia e, soprattutto, funzionamento ridotto di Poste Italiane) probabilmente verrà inviato nel mese di maggio.


ANCHE LE ROSSE PER COMBATTERE IL CORONAVIRUS

Lorenzo Oliveri

L'epidemia di coronavirus (covid-19) si sviluppa inizialmente in Cina, nella regione di Hubey con capoluogo Wuhan: vengono adottate misure molto drastiche di isolamento che, secondo gli ultimi dati forniti dalle autorità cinesi, avrebbero consentito di bloccare il contagio.

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E' un tipo di malattia che si manifesta a carico dei polmoni.
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Quando a febbraio la malattia giunge in Italia, l'ente preposto a seguire l'evolversi dell'epidemia ed a proporre le misure di contrasto è il Ministero della Salute attraverso l'Istituto Superiore di Sanità.

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Poiché è un virus sinora sconosciuto non esistono né vaccino né medicinali specifici. Nei casi più gravi, visto che colpisce l'apparato respiratorio, si interviene somministrando al malato ossigeno, per supportarlo nella respirazione.

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Il virus si trasmette per contatto ravvicinato con persone già malate, anche nella fase di incubazione. Entra nel nostro organismo attraverso occhi, naso e bocca.

 

Il Ministero della Salute ha indicato una serie di regole da seguire per evitare il contagio: eccone alcune.

EVITARE IL PIU' POSSIBILE DI USCIRE DI CASA
(per studio e attività professionali utilizzare il computer, per fare la spesa ci si può rivolgere a supermercati che fanno consegne a domicilio)
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EVITARE LUOGHI AFFOLLATI
(o attività ricreative che non consentono di mantenere le distanze di sicurezza)
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EVITARE CONTATTI FISICI
(strette di mano, baci e abbracci)
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LAVARSI SPESSO LE MANI
(anche con disinfettanti specifici)
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STARNUTIRE E TOSSIRE UTILIZZANDO FAZZOLETTI MONOUSO
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USARE OCCHIALI E MASCHERINE PROTETTIVE
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UTILIZZARE GUANTI PROTETTIVI PER LA MANI
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DISINFETTARE SPESSO LE SUPERFICI CON CUI ENTRANO IN CONTATTO PIU' PERSONE
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MISURARE LA TEMPERATURA CORPOREA
se supera i 37,5 gradi avvisare il proprio medico (senza muoversi dalla propria abitazione)
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E, INFINE, UNA SPERANZA:
sembra che i medicinali utilizzati per curare l'artrite reumatoide stiano dando risultati positivi anche nella cura del coronavirus e la casa farmaceutica Roche li ha messi a disposizione gratuitamente.
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ROSA LILLA

Dal Signor Antimo Nino D'Aponte ci viene posto un quesito relativo al colore non tanto di una affrancatura meccanica quanto di un timbro numeratore di accettazione di raccomandate (vedi immagine qui sotto). Il Signor D'Aponte fa anche riferimento ad uno degli "approfondimenti" pubblicati nel nostro sito dal titolo "Raccomandate inconsuete", e si chiede se quel colore rosa lillà era "normale".

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Notiamo innanzitutto che nell'articolo dell'approfondimento si parla di una macchina affrancatrice per l'accettazione self service di raccomandate (forse una OMT) tolta dall'uso quasi subito perché usata con monete "inconsuete", e successivamente modificata per essere usata allo sportello. Nel caso segnalato, invece, l'impronta che si vede sembra solo quella di un normale timbro numeratore (come tanti altri), con la sola differenza del colore dell'inchiostro.

La domanda ora diventa: il colore rosa lillà del timbro doveva essere quello oppure fu dovuto ad una fornitura errata di inchiostro per timbri, ad una volontà di cui non sappiamo nulla, ad un mescolio di colori, al fatto che quel timbro, fatto in quella maniera, doveva distinguersi dagli altri...? La domanda è stata passata ai Soci AICAM per vedere se qualcuno era in grado di dare spiegazioni più puntuali.

Ha risposto il Socio Giancarlo Rota che informa:

Avendo qualche documento posso confermare che il colore è molto vivo, diciamo pure rosa. È un numeratore che serviva per chi presentava raccomandate in distinta allo sportello e pure per numerare le raccomandate di chi possedeva macchina affrancatrice ma non un numeratore personalizzato. Come vedi, per lavorare... meno utilizzavano questo timbro anche per bollare i francobolli! È rimasto in uso sicuramente fino alla fine degli anni '90 ed il colore è costante.

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L'articolo pubblicato qui di seguito costituisce un'anteprima di quelli apparsi sul numero 93 di AICAM NEWS, uscito a gennaio 2020. Fra i vari articoli si segnalano i seguenti:

  • FEDERICO FELLINI - 20 GENNAIO 2020 CENTENARIO DELLA NASCITA (Paolo Padova)
  • COSA MANGIARE QUANDO PAPA' E MAMMA NON SONO A CASA (Filippo Carella)
  • DA DUE IMPRONTE AUDION ALLA SAGA DELLA FAMIGLIA CAPROTTI (Pietro Pirazzoli)
  • UNIVERSAL 5 LA MACCHINA "PIU' RARA" DELLA MECCANOFILIA CLASSICA ITALIANA
  • MASERATI NON SOLO AUTO (Renato Morandi)
  • MOTTA, CENTO ANNI NELLA CASA DEGLI ITALIANI (Michele Nebuloni)
  • BAYREUTH, LA CITTA' DI RICHARD WAGNER (Valeriano Genovese)
  • SALUTI E BACI, PAGA LA TASSATA E TACI (Giancarlo Rota)

L'UNIVERSAL 5: LA MACCHINA "PIÙ RARA" DELLA MECCANOFILIA CLASSICA ITALIANA

Nel 1927, anno di inizio del sistema di affrancatura meccanica in Italia, erano quattro le case costruttrici o importatrici autorizzate alla vendita: Francotyp, Hasler, SIMA e Universal, quest'ultima oggetto di queste note.

La "Universal 5" era un modello di macchina affrancatrice di costruzione inglese, del tipo a valori fissi, che veniva importata e commercializzata in Italia dalla Ditta De Giovanni di Milano.

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Rarissimo Specimen presentato dalla Universal inglese al Ministero delle Comunicazioni nel 1926. Il punzone norvegese dimostra che lo specimen è stato messo insieme di fortuna.

 

Il riconoscimento delle impronte di questo modello è abbastanza agevole anche per il collezionista neofita.

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Il punzone era quello classico del Regno d'Italia, con i suoi due fascetti laterali e con la virgola sistemata prima dei decimali. La macchina era corredata da cinque punzoni di stato (da qui deriva il suo nome) che venivano scelti dall'utente, secondo le tariffe postali da lui più utilizzate, tra i quindici disponibili. Questo punzone era comune agli altri due modelli di A.M. a valori fissi in uso a quei tempi nel nostro Paese: la SIMA 8 e la Hasler.
Il datario era del tipo a cerchio semplice, con il consueto asterisco stellare a cinque punte in basso, del diametro standard di 23 mm e la indicazione del mese in numeri romani il che rappresenta la caratteristica principale di riconoscimento di questa macchina: infatti solo la Hasler indicava il mese in numeri romani ma il cerchio era doppio.
Il nominativo dell'utente era posto, su tre o più righe, all'estremità sinistra dell'impronta ed era molto distanziato dal datario situato in posizione centrale. Ne derivava una impronta molto lunga, tra i 130 e i 140 mm, che, anche da sola, basterebbe a classificarla inequivocabilmente.

Come tutte le macchine a valori fissi anche la Universal 5 era in grado, con la manovra di due leve, di imprimere sia due impronte complete sulla corrispondenza sia di completare il valore di affrancatura necessario alla spedizione, applicando un secondo punzone di stato, senza il datario e il nominativo dell'utente, a fianco o sotto l'affrancatura precedente.

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Se, quindi, è abbastanza agevole riconoscere le impronte apposte dalla Universal 5, discorso di tutt'altro tipo è quello di riuscire a reperirle presso i canali di rifornimento che ogni meccanofilo ha a disposizione, tenuto conto del limitato numero di utenti e del breve periodo di utilizzo.

La storia della diffusione di questo modello in Italia appare molto strana. Nel primo elenco ufficiale italiano degli enti autorizzati a fare uso di macchine affrancatrici (vedi "Rivista delle Comunicazioni" N. XII del 15.6.1927) su un numero totale di 38 utenti ben 8 erano quelli che avevano optato per la Universal 5 che, in tal modo, occupava una fetta di mercato superiore al 20%.

Gli utenti in possesso di tale macchina nel 1927 erano:

  • a Firenze Credito Toscano
  • a Genova American Express Company
  • a Milano Banca Piccolo Credito Novarese
  • a Milano Confeder. Gen. Bancaria Fascista
  • a Napoli Soc. Gen. Conserve Alimentari Cirio
  • a Novara Banca Piccolo Credito Novarese
  • a Roma Ditta Marinelli Alvaro
  • a Siena Monte dei Paschi
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Il primo aggiornamento di questo elenco, al 1.5.1928, fa scendere paurosamente in termini percentuali la diffusione di questa affrancatrice fra gli utenti nazionali: su un totale di 180 la presenza della Universal 5 è limitata a soli 10 utilizzatori, vale a dire poco più del 5%!

In questo secondo elenco scompaiono la Banca del Piccolo Credito Novarese, sia a Milano che a Novara, e la Ditta Marinelli Alvaro a Roma, mentre l'American Express Company scompare da Genova per apparire a Roma. I nuovi utenti segnalati sono:

  • a Milano Giornale "Il Sole"
  • a Milano Mutuo Sindacato Nazion. Assicuraz. Infortuni
  • a Milano Consiglio Provinciale dell'Economia
  • a Milano Banco di Sicilia
  • a Roma Consorzio Italiano Banche Regionali
  • a Roma American Express Company
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Non risulta, invece, riportata su questo elenco la variazione, effettuata sull'unica Universal 5 installata a Firenze, della denominazione societaria da Credito Toscano a Banca Toscana.

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Nell'aggiornamento successivo del 1.7.1929 la diffusione di questo modello scende ancora in picchiata, nonostante venga segnalato un nuovo acquirente: la Banca di Calabria filiale di Napoli. Su 495 utenti solo 8 rimangono in possesso di questa affrancatrice.

In quest'ultimo elenco si può inoltre rilevare che due utenti, il Banco di Sicilia di Milano e la Soc. Cirio di Napoli, hanno sostituito la loro Universal 5 con una Francotyp modello A e tutto ciò fa pensare che probabilmente questa affrancatrice non si sia rivelata funzionale per le esigenze del mercato italiano, contrariamente al successo incontrato all'estero.

Infatti nel nuovo elenco del 31.1.1931 scompaiono tutte le macchine installate a Roma ed il concessionario milanese dell'Universal utilizza una affrancatrice di questo tipo con la denominazione ditta De Giovanni, forse nel tentativo di rilancio commerciale. In questo aggiornamento, però, sono riportate solo sei Universal 5!

Nel nuovo elenco del 1.6.1932 compaiono solo tre Universal 5: a Firenze la Banca Toscana, che rinunzierà nel 1936, a Milano il Consiglio Provinciale dell'Economia, che rimarrà in elenco fino al 1934, e il giornale "II Sole", che sarà l'ultimo ad alzare bandiera bianca nel 1940. A questi tre si aggiunge l'ultimo nuovo utente di questo modello, l'Associazione Tecnica Bancaria Italiana, la quale utilizzerà la sua macchina fino al 1934.

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Ad oggi non è stato possibile rintracciare le impronte di 6 delle 17 macchine Universal autorizzate: la caccia è aperta.


GREENWICH - LONGITUDINE 0°

Teresa Nebuloni

Il Primo Meridiano del Mondo - Longitudine 0° - è storicamente rappresentato da una linea che divide l'emisfero terrestre in due parti, orientale e occidentale, così come l'Equatore divide la terra in orizzontale nell'emisfero nord ed in quello sud. L'Osservatorio Reale di Greenwich si trova posizionato su questa linea.

Prima della definizione del meridiano di Greenwich, ciascuna nazione aveva un proprio meridiano zero, punto di riferimento da cui partire per la definizione delle coordinate geografiche e l'orario.

Tra gli anni 1850 e 1860 in seguito all'espansione dei trasporti marittimi intercontinentali e della rete ferroviaria, si delineò la necessità di adottare uno standard per la misurazione del tempo che fosse internazionale. Greenwich venne quindi scelto come il centro su cui basare il tempo di tutto il mondo.

Nel 1884 divenne quindi il Primo Meridiano del Mondo, quando 41 delegati provenienti da ben 25 diversi Paesi parteciparono alla Conferenza Internazionale dei Meridiani, organizzata a Washington DC. Al termine di questo meeting, Greenwich venne eletto Longitudine 0° con 22 voti. Ci fu un solo voto contrario (Santo Domingo) e 2 astenuti (Francia e Brasile).

greenwich Impronta londinese del 26-VI-1984 celebrativa del centenario della nascita del Primo Meridiano del Mondo

IL NUMERO UNICO PER LA NAZIONALE AICAM DI LAVAGNA

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Dal 20 al 22 settembre 2019 si è svolta a Lavagna (Ge) la 38ª manifestazione Nazionale AICAM, il cui programma è già presente su questo sito.

Per l'occasione è stato pubblicato un Numero Unico (disponibile durante la manifestazione) con molti interessanti articoli fra i quali citiamo:

  • ACIOM - QUANDO I DINOSAURI ERAN IN LIGURIA (Enrico Bertazzoli)
  • IL "BUSINESS" DELLE BANANE DELLA SOMALIA IN EPOCA COLONIALE (Paolo Padova)
  • DALL'ACCIAIO... AL MATITONE (Ignazio Lavagna)
  • REINACH - OLEOBLITZ ( Angelo Salvioni)
  • I CARTONI ANIMATI DI WALT DISNEY - 1 PARTE (Angelo Salvioni)
  • CAMPIONATI MONDIALI DI VELA 1989 (Giuseppe Berlanda)
  • LA COLONIA ARNALDI: IL PURGATORIO DEI PECCATORI GOLOSI (Lorenzo Oliveri)
  • LE LINEE NAVALI DELL'IMPERO IN PARTENZA DA GENOVA (Paolo Padova)
  • HASLER... LA MITICA F.88 - SHELL (Michele Nebuloni)
  • ITALNAVI SOCIETA' DI NAVIGAZIONE (Ignazio Lavagna)

Fra questi viene qui di seguito presentato quello sul "business" delle banane.


 

IL "BUSINESS" DELLE BANANE DELLA SOMALIA IN EPOCA COLONIALE

Paolo Padova

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La crisi del '29 aveva messo in ginocchio i trasporti marittimi, un quarto della flotta italiana era in disarmo. Servivano idee radicali, in quanto la grande depressione aveva portato alla crisi del cotone il cui prezzo era diminuito del 50%. Un armatore genovese, Andrea Marsano, decideva quindi di puntare su un mercato in forte espansione ma ancora poco conosciuto in Italia, quello delle banane. In epoca di fabbriche e miniere, la banana stava diventando il frutto operaio per eccellenza, perché pur senza posate si poteva consumare senza toccarne la polpa con le mani e la sua coltivazione si presentava come la più redditizia dell'epoca. Costituita nel 1931 la Società di Navigazione Italo-Somala, Marsano ordinava in Svezia tre bananiere da circa 3.120 tonnellate di portata lorda, la Capitano Bottego, il Duca degli Abruzzi e la Capitano Cecchi, le prime con bandiera italiana, e in Somalia, allora colonia italiana, avviava accordi commerciali con i produttori locali.


 
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Nel dicembre 1935 anche il regime fascista decideva di investire nel business delle banane, costituendo la Regia Azienda Monopolio Banane (RAMB) per il trasporto e la commercializzazione in Italia delle banane prodotte nelle concessioni agricole sorte in quegli anni nella colonia della Somalia italiana, particolarmente nel comprensorio di Genale ed in quello del Giuba.
 
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La RAMB edificava depositi nelle principali città italiane e, per il trasporto delle banane, si avvaleva all'inizio di navi frigorifero esistenti ed in seguito, dal 1937, faceva costruire 4 nuove e moderne bananiere, battezzate dall'acronimo della azienda RAMB: RAMB I, RAMB II, RAMB III, RAMB IV, che dovevano avere un'autonomia sufficiente per la rotta Mogadiscio-Napoli senza soste intermedie e a pieno carico.
Di queste due venivano costruite dal Cantiere Ansaldo di Sestri Ponente e due dai Cantieri Riuniti dell'Adriatico negli stabilimenti di Monfalcone.


 
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RAMB II costruita nel Cantiere Ansaldo

 
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Queste unità, dopo lo scoppio del conflitto venivano trasformate in navi militari e, come tali furono utilizzate dalla Regia Marina. La RAMB disponeva di una piccola flotta di navi da carico e bananiere: oltre alle quattro RAMB, ne facevano parte le tre motonavi requisite alla Compagnia di Navigazione Italo-Somala. Delle sette unità sopravviveva alla guerra solo la RAMB III, che però veniva catturata dalle truppe jugoslave.
Dopo la fine della guerra la RAMB venne sciolta, ma l'Italia continuò ad accordare alle banane somale una protezione tariffaria doganale fino agli anni Sessanta.
Attualmente il prodotto della Somalia non è più destinato alla esportazione, ma solo al consumo interno.


 
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RAMB III costruita nei Cantieri Riuniti dell'Adriatico

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