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ultimo aggiornamento:
30 agosto 2020

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IL PERCHÉ DEL NOSTRO SUCCESSO

L'AICAM ha più di 30 anni vita, non è associata alla Federazione fra le Società Filateliche Italiane (la meccanofilia non è compresa fra la specializzazioni filateliche previste dalla FIP), non è nel giro della filatelia ufficiale e quindi non ha una grande visibilità. Eppure, per numero di Soci, è la terza per importanza fra le Associazioni Filateliche nazionali. Una delle ragioni la fornisce Fabio Bonacina riferendo un suo colloquio con il Presidente dell'AICAM, Paolo Padova.

"All'interno del settore filatelico l'AICAM rappresenta una realtà di nicchia. Non esiste un mercato vero e proprio in quanto il valore economico del materiale è, in genere, assai limitato, addirittura "zero" per il materiale moderno ed attuale, tanto che in tutti gli incontri dell'AICAM è in programma una "riunione di scambi", nella quale ognuno porta del materiale che viene messo a libera disposizione di tutti ed ognuno può liberamente prelevare quello che vuole dal materiale recato dai Consoci. Se qualcuno trova un'affrancatura riguardante il calcio, e sa che sto lavorando su quell'argomento, me la tiene da parte, ed io faccio lo stesso per gli altri." Parole di Paolo Padova. "È partendo da questa base che si è generato un rapporto concatenato di collaborazione e di amicizia che fa dell'AICAM una associazione unica per quanto riguarda lo spirito societario, tanto che fra i Soci si parla di famiglia AICAM."

È sintomatico il fatto che quando un Socio, che non è mai stato presente prima ad un nostro incontro, ha occasione di stare con noi per la prima volta, ci ritorna, rimpiangendo di non averlo mai fatto prima. E questo spiega il perché dell'elevato numero di Soci presenti ad ogni nostro incontro, anche se non vi è esposizione a concorso o convegno commerciale.

Anche le Gentili Signore, da anni, si sono ritagliate un loro spazio: si è formato un affiatato gruppo –da noi scherzosamente chiamato delle "AICAM GIRLS"– che durante i nostri incontri si gestisce in maniera autonoma, mentre è presente in maniera compatta quando ci si ritrova a tavola o nei diversivi extra-filatelici che non mancano mai nei nostri programmi.

Gennaio 2016

 

COMUNICATO AICAM

In occasione del 40° dell'Associazione Italiana Collezionisti Affrancature Meccaniche, in collaborazione con CIFT (Centro Italiano Filatelia Tematica) e UICOS (Unione Italiana Collezionisti Olimpici Sportivi), si terrà nei giorni 3, 4, 5 SETTEMBRE 2021 a Rossiglione (GE) una grande mostra a invito di collezioni tematiche (12 per ogni associazione). Per l'occasione verranno preparate targhette e annulli postali e saranno edite alcune pubblicazioni filateliche.

Il programma dettagliato è in corso di elaborazione e verrà comunicato a suo tempo.


LA FORMULA 1 CONTRO IL CORONAVIRUS

Tutto il mondo della Formula 1, in attesa di ritornare alla normalità, sta utilizzando queste giornate di emergenza per inventarsi soluzioni per contrastare il coronavirus. La capacità dei team di essere in grado di rispondere in tempi rapidissimi alle esigenze che incontrano, nella fattispecie è stata impiegata nella produzione di supporti sanitari necessari per fronteggiare l'emergenza Covid-19.

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Così la Ferrari, nel suo stabilimento di Maranello, sta partecipando alla conversione di maschere subacquee in respiratori polmonari, producendo, nel reparto dove normalmente si costruiscono i prototipi delle vetture, le valvole sviluppate con la Mares, azienda ligure di attrezzature subacquee.
spazio F1-covid 2

 
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Altri raccordi sono destinati a trasformare le maschere per lo snorkeling della Decathlon in protezioni per il personale sanitario esposto al contagio.

 
F1-covid 4 A sinistra la valvola per la Mares, a destra i raccordi per la maschera da snorkeling, prodotte dalla Ferrari
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La Mercedes, nella sua divisione inglese che sviluppa e produce i motori per la Formula 1, in tempi record è riuscita a mettere in produzione un ventilatore non invasivo che permette, attraverso presidi esterni al paziente che rimane sveglio, di applicare una pressione positiva continua nelle vie aeree in tutte le fasi della respirazione (riposo, inspirazione ed espirazione), soprattutto allo scopo di evitare, con questo trattamento precoce, l'intubazione.

 
F1-covid 7 Il ventilatore CPAP (Continuous Positive Airway Pressure) della Mercedes

COPPA DAVIS 1976: STORIA DI UNA ROSSA FANTASMA

Valeriano Genovese

Coppa Davis 1 ROMA 24-9-1976 impronta utilizzata per l'incontro di semifinale di COPPA DAVIS L'incontro tra ITALIA e AUSTRALIA si è tenuto al Foro Italico dal 24 al 26 settembre 1976

 
Il tennis italiano ha vissuto il suo punto più prestigioso con la vittoria della Coppa Davis del 1976. Quell'anno la nostra nazionale era composta da Barazzutti, Bertolucci, Panatta e Zugarelli. Il capitano non giocatore era Nicola Pietrangeli.

L'Italia, che era stata ammessa al tabellone principale, sconfisse prima l'Inghilterra a Wimbledon per 4 a 1 e poi, in semifinale al Foro Italico, l' Australia battuta di stretta misura grazie alle vittorie in singolare di Barazzutti e Panatta e di Bertolucci-Panatta in doppio su John Newcombe, John Alexander e Tony Roche. A mio parere, quella fu la vera finale della Davis 1976!

Il Cile giunse direttamente in finale senza incontrare l'URSS che per ragioni politiche si era rifiutata di incontrarla.

La finale con il Cile fu molto tormentata; eravamo infatti ai tempi della dittatura di Pinochet e l'Italia, infischiandosene del boicottaggio delle altre federazioni tennisticamente più forti, dopo lunghe discussioni, decise di partire per il Cile. Fu una facile vittoria per 4 a 1. Ma fu vera gloria? Certo, negli annali del tennis, resta quel successo che è stato ricordato con un annullo di Grottaferrata del 2011 e addirittura con un francobollo del 2016.

Come vedete la semifinale di Roma è stata ricordata con una affrancatura meccanica del CONI della PB R CC 266 datata 24-9-1976.

Coppa Davis 2

 
Della finale mostro invece questa fotocopia in nero datata 17-12-1976 che, secondo quanto lessi a suo tempo, il CONI usò per poche ore.

 
Il mitico Franco Uccellari mi disse di averne visto una. Io, da allora, ho quindi cercato invano di accaparrarmi questa ipotetica affrancatura che, se fosse esistita, sarebbe stato il pezzo più raro della tematica sul tennis.

 
Molti anni dopo Pasquale Polo ebbe la possibilità di avere tutte le targhette originali usate dal Coni, non trovando però alcuna traccia di quella fatta per la finale del 1976. Quella in fotocopia è quindi un falso? Da notare che la macchina usata è la stessa della semifinale.

Ma forse questa rossa fantasma sta a dire che quella finale non andava fatta? Nel corso del doppio Adriano Panatta, noto per le sue simpatie politiche di sinistra, decise di giocare con una maglietta rossa, in omaggio alle vittime della repressione di Pinochet, convincendo il suo compagno Bertolucci a fare lo stesso.

Coppa Davis 3 Nella foto Barazzutti, Nicola Pietrangeli e Panatta alzano la Coppa Davis

LA "DEESSE", LA CITROEN CHE SALVÒ DE GAULLE

Giorgio Nebuloni

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La Citroen DS (Deesse, dea in francese), presentata nel 1955, è entrata nell'immaginario comune per le sue linee uniche, ma ha segnato un'epoca per la sua superiorità tecnica, grazie a un gran numero di novità rivoluzionarie, come i freni a disco (anteriori), servofreno, frizione automatica, sospensioni idrauliche e servosterzo, che tuttora fanno parte degli standard di riferimento di qualsiasi nuova automobile.

 
Ma non tutti sanno che le sue avveniristiche sospensioni idropneumatiche autolivellanti, che le permettevano di rimanere stabile anche con due ruote fuori uso, abbiano salvato la vita al generale Charles de Gaulle, presidente della Repubblica Francese, il 22 agosto 1962.

Citroen ds19-2 Citroen ds19-3

Quel giorno la DS 19 presidenziale, in viaggio da Parigi verso l'aeroporto di Villacoublay, nella località di Petit Clamart trovava ad aspettarla un commando dell'Oas (organizzazione che voleva che l'Algeria rimanesse territorio francese), che apriva il fuoco mitragliando l'auto con 100 colpi di cui 14 andavano a segno, danneggiando la carrozzeria, rompendo vetri e, soprattutto, forando due ruote. Tuttavia, agendo sulla levetta di livellamento delle sospensioni, l'autista riusciva a prendere velocità senza sbandare e a fuggire lasciando i terroristi sul posto.

Il giorno dopo, in tutta Europa i giornali titolavano: "La Citroen ha salvato De Gualle". La migliore pubblicità di sempre per una automobile, che forse non ne aveva poi molto bisogno e che è stata prodotta in mezzo milione di unità fino al 1975, anno di uscita dal mercato.

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ELEZIONE ORGANI DIRETTIVI AICAM PER IL TRIENNIO 2020-2022

votazione 2020

AICAM NEWS N. 94 ONLINE

Tenuto conto dell'impossibilità di mandare in stampa il notiziario entro il mese per la chiusura forzata della nostra tipografia, e della successiva molto probabile impossibilità di portarlo alle Poste per la spedizione, abbiamo deciso di renderlo leggibile sul nostro sito. Speriamo poi di potervi inviare il fascicolo cartaceo insieme al numero 95, nel mese di luglio.

Clicca qui per scaricare Aicam News 94 (file .pdf 7.8 Mb)

ROSA LILLA

Dal Signor Antimo Nino D'Aponte ci viene posto un quesito relativo al colore non tanto di una affrancatura meccanica quanto di un timbro numeratore di accettazione di raccomandate (vedi immagine qui sotto). Il Signor D'Aponte fa anche riferimento ad uno degli "approfondimenti" pubblicati nel nostro sito dal titolo "Raccomandate inconsuete", e si chiede se quel colore rosa lillà era "normale".

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Notiamo innanzitutto che nell'articolo dell'approfondimento si parla di una macchina affrancatrice per l'accettazione self service di raccomandate (forse una OMT) tolta dall'uso quasi subito perché usata con monete "inconsuete", e successivamente modificata per essere usata allo sportello. Nel caso segnalato, invece, l'impronta che si vede sembra solo quella di un normale timbro numeratore (come tanti altri), con la sola differenza del colore dell'inchiostro.

La domanda ora diventa: il colore rosa lillà del timbro doveva essere quello oppure fu dovuto ad una fornitura errata di inchiostro per timbri, ad una volontà di cui non sappiamo nulla, ad un mescolio di colori, al fatto che quel timbro, fatto in quella maniera, doveva distinguersi dagli altri...? La domanda è stata passata ai Soci AICAM per vedere se qualcuno era in grado di dare spiegazioni più puntuali.

Ha risposto il Socio Giancarlo Rota che informa:

Avendo qualche documento posso confermare che il colore è molto vivo, diciamo pure rosa. È un numeratore che serviva per chi presentava raccomandate in distinta allo sportello e pure per numerare le raccomandate di chi possedeva macchina affrancatrice ma non un numeratore personalizzato. Come vedi, per lavorare... meno utilizzavano questo timbro anche per bollare i francobolli! È rimasto in uso sicuramente fino alla fine degli anni '90 ed il colore è costante.

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L'articolo pubblicato qui di seguito costituisce un'anteprima di quelli apparsi sul numero 93 di AICAM NEWS, uscito a gennaio 2020. Fra i vari articoli si segnalano i seguenti:

  • FEDERICO FELLINI - 20 GENNAIO 2020 CENTENARIO DELLA NASCITA (Paolo Padova)
  • COSA MANGIARE QUANDO PAPA' E MAMMA NON SONO A CASA (Filippo Carella)
  • DA DUE IMPRONTE AUDION ALLA SAGA DELLA FAMIGLIA CAPROTTI (Pietro Pirazzoli)
  • UNIVERSAL 5 LA MACCHINA "PIU' RARA" DELLA MECCANOFILIA CLASSICA ITALIANA
  • MASERATI NON SOLO AUTO (Renato Morandi)
  • MOTTA, CENTO ANNI NELLA CASA DEGLI ITALIANI (Michele Nebuloni)
  • BAYREUTH, LA CITTA' DI RICHARD WAGNER (Valeriano Genovese)
  • SALUTI E BACI, PAGA LA TASSATA E TACI (Giancarlo Rota)

L'UNIVERSAL 5: LA MACCHINA "PIÙ RARA" DELLA MECCANOFILIA CLASSICA ITALIANA

Nel 1927, anno di inizio del sistema di affrancatura meccanica in Italia, erano quattro le case costruttrici o importatrici autorizzate alla vendita: Francotyp, Hasler, SIMA e Universal, quest'ultima oggetto di queste note.

La "Universal 5" era un modello di macchina affrancatrice di costruzione inglese, del tipo a valori fissi, che veniva importata e commercializzata in Italia dalla Ditta De Giovanni di Milano.

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Rarissimo Specimen presentato dalla Universal inglese al Ministero delle Comunicazioni nel 1926. Il punzone norvegese dimostra che lo specimen è stato messo insieme di fortuna.

 

Il riconoscimento delle impronte di questo modello è abbastanza agevole anche per il collezionista neofita.

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Il punzone era quello classico del Regno d'Italia, con i suoi due fascetti laterali e con la virgola sistemata prima dei decimali. La macchina era corredata da cinque punzoni di stato (da qui deriva il suo nome) che venivano scelti dall'utente, secondo le tariffe postali da lui più utilizzate, tra i quindici disponibili. Questo punzone era comune agli altri due modelli di A.M. a valori fissi in uso a quei tempi nel nostro Paese: la SIMA 8 e la Hasler.
Il datario era del tipo a cerchio semplice, con il consueto asterisco stellare a cinque punte in basso, del diametro standard di 23 mm e la indicazione del mese in numeri romani il che rappresenta la caratteristica principale di riconoscimento di questa macchina: infatti solo la Hasler indicava il mese in numeri romani ma il cerchio era doppio.
Il nominativo dell'utente era posto, su tre o più righe, all'estremità sinistra dell'impronta ed era molto distanziato dal datario situato in posizione centrale. Ne derivava una impronta molto lunga, tra i 130 e i 140 mm, che, anche da sola, basterebbe a classificarla inequivocabilmente.

Come tutte le macchine a valori fissi anche la Universal 5 era in grado, con la manovra di due leve, di imprimere sia due impronte complete sulla corrispondenza sia di completare il valore di affrancatura necessario alla spedizione, applicando un secondo punzone di stato, senza il datario e il nominativo dell'utente, a fianco o sotto l'affrancatura precedente.

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Se, quindi, è abbastanza agevole riconoscere le impronte apposte dalla Universal 5, discorso di tutt'altro tipo è quello di riuscire a reperirle presso i canali di rifornimento che ogni meccanofilo ha a disposizione, tenuto conto del limitato numero di utenti e del breve periodo di utilizzo.

La storia della diffusione di questo modello in Italia appare molto strana. Nel primo elenco ufficiale italiano degli enti autorizzati a fare uso di macchine affrancatrici (vedi "Rivista delle Comunicazioni" N. XII del 15.6.1927) su un numero totale di 38 utenti ben 8 erano quelli che avevano optato per la Universal 5 che, in tal modo, occupava una fetta di mercato superiore al 20%.

Gli utenti in possesso di tale macchina nel 1927 erano:

  • a Firenze Credito Toscano
  • a Genova American Express Company
  • a Milano Banca Piccolo Credito Novarese
  • a Milano Confeder. Gen. Bancaria Fascista
  • a Napoli Soc. Gen. Conserve Alimentari Cirio
  • a Novara Banca Piccolo Credito Novarese
  • a Roma Ditta Marinelli Alvaro
  • a Siena Monte dei Paschi
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Il primo aggiornamento di questo elenco, al 1.5.1928, fa scendere paurosamente in termini percentuali la diffusione di questa affrancatrice fra gli utenti nazionali: su un totale di 180 la presenza della Universal 5 è limitata a soli 10 utilizzatori, vale a dire poco più del 5%!

In questo secondo elenco scompaiono la Banca del Piccolo Credito Novarese, sia a Milano che a Novara, e la Ditta Marinelli Alvaro a Roma, mentre l'American Express Company scompare da Genova per apparire a Roma. I nuovi utenti segnalati sono:

  • a Milano Giornale "Il Sole"
  • a Milano Mutuo Sindacato Nazion. Assicuraz. Infortuni
  • a Milano Consiglio Provinciale dell'Economia
  • a Milano Banco di Sicilia
  • a Roma Consorzio Italiano Banche Regionali
  • a Roma American Express Company
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Non risulta, invece, riportata su questo elenco la variazione, effettuata sull'unica Universal 5 installata a Firenze, della denominazione societaria da Credito Toscano a Banca Toscana.

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Nell'aggiornamento successivo del 1.7.1929 la diffusione di questo modello scende ancora in picchiata, nonostante venga segnalato un nuovo acquirente: la Banca di Calabria filiale di Napoli. Su 495 utenti solo 8 rimangono in possesso di questa affrancatrice.

In quest'ultimo elenco si può inoltre rilevare che due utenti, il Banco di Sicilia di Milano e la Soc. Cirio di Napoli, hanno sostituito la loro Universal 5 con una Francotyp modello A e tutto ciò fa pensare che probabilmente questa affrancatrice non si sia rivelata funzionale per le esigenze del mercato italiano, contrariamente al successo incontrato all'estero.

Infatti nel nuovo elenco del 31.1.1931 scompaiono tutte le macchine installate a Roma ed il concessionario milanese dell'Universal utilizza una affrancatrice di questo tipo con la denominazione ditta De Giovanni, forse nel tentativo di rilancio commerciale. In questo aggiornamento, però, sono riportate solo sei Universal 5!

Nel nuovo elenco del 1.6.1932 compaiono solo tre Universal 5: a Firenze la Banca Toscana, che rinunzierà nel 1936, a Milano il Consiglio Provinciale dell'Economia, che rimarrà in elenco fino al 1934, e il giornale "II Sole", che sarà l'ultimo ad alzare bandiera bianca nel 1940. A questi tre si aggiunge l'ultimo nuovo utente di questo modello, l'Associazione Tecnica Bancaria Italiana, la quale utilizzerà la sua macchina fino al 1934.

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Ad oggi non è stato possibile rintracciare le impronte di 6 delle 17 macchine Universal autorizzate: la caccia è aperta.


 
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