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Buon 2020!

ultimo aggiornamento:
20 dicembre 2019

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IL PERCHÉ DEL NOSTRO SUCCESSO

L'AICAM ha più di 30 anni vita, non è associata alla Federazione fra le Società Filateliche Italiane (la meccanofilia non è compresa fra la specializzazioni filateliche previste dalla FIP), non è nel giro della filatelia ufficiale e quindi non ha una grande visibilità. Eppure, per numero di Soci, è la terza per importanza fra le Associazioni Filateliche nazionali. Una delle ragioni la fornisce Fabio Bonacina riferendo un suo colloquio con il Presidente dell'AICAM, Paolo Padova.

"All'interno del settore filatelico l'AICAM rappresenta una realtà di nicchia. Non esiste un mercato vero e proprio in quanto il valore economico del materiale è, in genere, assai limitato, addirittura "zero" per il materiale moderno ed attuale, tanto che in tutti gli incontri dell'AICAM è in programma una "riunione di scambi", nella quale ognuno porta del materiale che viene messo a libera disposizione di tutti ed ognuno può liberamente prelevare quello che vuole dal materiale recato dai Consoci. Se qualcuno trova un'affrancatura riguardante il calcio, e sa che sto lavorando su quell'argomento, me la tiene da parte, ed io faccio lo stesso per gli altri." Parole di Paolo Padova. "È partendo da questa base che si è generato un rapporto concatenato di collaborazione e di amicizia che fa dell'AICAM una associazione unica per quanto riguarda lo spirito societario, tanto che fra i Soci si parla di famiglia AICAM."

È sintomatico il fatto che quando un Socio, che non è mai stato presente prima ad un nostro incontro, ha occasione di stare con noi per la prima volta, ci ritorna, rimpiangendo di non averlo mai fatto prima. E questo spiega il perché dell'elevato numero di Soci presenti ad ogni nostro incontro, anche se non vi è esposizione a concorso o convegno commerciale.

Anche le Gentili Signore, da anni, si sono ritagliate un loro spazio: si è formato un affiatato gruppo –da noi scherzosamente chiamato delle "AICAM GIRLS"– che durante i nostri incontri si gestisce in maniera autonoma, mentre è presente in maniera compatta quando ci si ritrova a tavola o nei diversivi extra-filatelici che non mancano mai nei nostri programmi.

Gennaio 2016

 

L'articolo pubblicato qui di seguito costituisce un'anteprima di quelli che appariranno sul prossimo numero di AICAM NEWS (94), in uscita a gennaio 2020. Fra i vari articoli si segnalano i seguenti:

  • FEDERICO FELLINI - 20 GENNAIO 2020 CENTENARIO DELLA NASCITA (Paolo Padova)
  • COSA MANGIARE QUANDO PAPA' E MAMMA NON SONO A CASA (Filippo Carella)
  • DA DUE IMPRONTE AUDION ALLA SAGA DELLA FAMIGLIA CAPROTTI (Pietro Pirazzoli)
  • UNIVERSAL 5 LA MACCHINA "PIU' RARA" DELLA MECCANOFILIA CLASSICA ITALIANA
  • MASERATI NON SOLO AUTO (Renato Morandi)
  • MOTTA, CENTO ANNI NELLA CASA DEGLI ITALIANI (Michele Nebuloni)
  • BAYREUTH, LA CITTA' DI RICHARD WAGNER (Valeriano Genovese)
  • SALUTI E BACI, PAGA LA TASSATA E TACI (Giancarlo Rota)

GREENWICH - LONGITUDINE 0°

Teresa Nebuloni

Il Primo Meridiano del Mondo - Longitudine 0° - è storicamente rappresentato da una linea che divide l'emisfero terrestre in due parti, orientale e occidentale, così come l'Equatore divide la terra in orizzontale nell'emisfero nord ed in quello sud. L'Osservatorio Reale di Greenwich si trova posizionato su questa linea.

Prima della definizione del meridiano di Greenwich, ciascuna nazione aveva un proprio meridiano zero, punto di riferimento da cui partire per la definizione delle coordinate geografiche e l'orario.

Tra gli anni 1850 e 1860 in seguito all'espansione dei trasporti marittimi intercontinentali e della rete ferroviaria, si delineò la necessità di adottare uno standard per la misurazione del tempo che fosse internazionale. Greenwich venne quindi scelto come il centro su cui basare il tempo di tutto il mondo.

Nel 1884 divenne quindi il Primo Meridiano del Mondo, quando 41 delegati provenienti da ben 25 diversi Paesi parteciparono alla Conferenza Internazionale dei Meridiani, organizzata a Washington DC. Al termine di questo meeting, Greenwich venne eletto Longitudine 0° con 22 voti. Ci fu un solo voto contrario (Santo Domingo) e 2 astenuti (Francia e Brasile).

greenwich Impronta londinese del 26-VI-1984 celebrativa del centenario della nascita del Primo Meridiano del Mondo

CASA RICORDI

Valeriano Genovese

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Capostipite della Casa Ricordi fu Giovanni Ricordi nato a Milano nel 1785. Accanto all'attività di musicista come violinista, faceva anche il suggeritore ed il copista.
Nel 1808 acquistò un torchio ed iniziò nella sua città, Milano, l'attività di editore.


 

Impronta della Ricordi tedesca del 1981 che ricorda la nascita nel 1808


 
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Nel 1815 fu nominato copista ufficiale della Scala e nel 1825 ne acquistò l'archivio.


 

L'edificio a fianco della Scala, facente parte della struttura del teatro e che oggi ospita il Museo della Scala ed un noto ristorante, è stato la sede della celebre Casa Ricordi, specializzata nelle edizioni musicali e nata nel 1808 per opera di Giovanni Ricordi che importò dalla Germania i torchi per stampare gli spartiti
(Antica stampa dello stabilimento Ricordi)


 
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Dopo aver pubblicato le opere di Rossini, Bellini e Donizetti, nel 1844 cominciò a pubblicare anche le opere di Verdi. Nel 1844 fu inaugurato il nuovo negozio che stava a ridosso della Scala trasformato oggi nel Museo della Scala. Alla sua morte, avvenuta nel 1853, gli successe il figlio Tito (1811-1888), buon pianista e collaboratore del padre da anni. Tito aumentò di molto il volume di affari della ditta aprendo succursali in Italia e all'estero (Parigi, Londra). Fu amico intimo di Verdi.
Alla sua morte nel 1888 gli successe il figlio Giulio (1840-1912). Giulio fu amico fraterno di Puccini che divenne la quinta pietra miliare dei cosiddetti Fantastici Cinque che fecero la fortuna della Ricordi. Alla sua morte avvenuta nel 1912, gli successe il figlio Tito (1865-1933) che diresse la Casa sino al 1919 quando si dimise. La dirigenza della casa passò poi alle famiglie Valcarenghi e Clausetti.


 
Nel 1924 nacque a Buenos Aires la Ricordi Argentina. Nel 1927 nacque la Ricordi Brasiliana a San Paolo. ricordi45

L'interesse dei collezionisti di affrancature meccaniche trova nella Ricordi una ditta particolarmente interessata all'uso delle rosse sin da primi anni Trenta del secolo scorso.

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Nel 1956, da azienda familiare si trasformò in Società per Azioni.

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Nel 1958 Nanni Ricordi, ultimo discendente della dinastia, decise di entrare nel mercato discografico e fu subito successo grazie alle canzoni di Paoli, Bindi, Endrigo, Gaber, Vanoni, Battisti e Jannacci.

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Negli anni Settanta si lanciò nel mercato della musica contemporanea assicurandosi i diritti di molti autori italiani come Bussotti, Donatoni, Nono e anche stranieri.

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Purtroppo la crisi dell'editoria a livello mondiale, la crisi della musica leggera e della discografia, colpì anche la Ricordi che è stata costretta a vendere nel 1994 il 73 % alla BMG Ariola consociata nel gruppo tedesco Bertlesmann. Nel 2007 la BMG Music Publshing, fondata nel 2004, fu acquistata dalla Universal Music Group, la più grande casa editrice musicale al mondo.

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Oltre all'editoria musicale, la Ricordi si interessò anche di arti grafiche. Inoltre notevole fu la pubblicazione dell'Enciclopedia della Musica e il Dizionario della Musica e dei Musicisti. Pubblicò poi l'Opera Omnia di Rossini, Verdi e Vivaldi. Il catalogo ha superato i 140.000 numeri.


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ricordi24 Manifesto di Leopoldo Metlicovitz 1926 / Manifesto di Leopoldo Metlicovitz 1900

IL NUMERO UNICO PER LA NAZIONALE AICAM DI LAVAGNA

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Dal 20 al 22 settembre prossimo si svolgerà a Lavagna (Ge) la 38ª manifestazione Nazionale AICAM, il cui programma è già presente su questo sito.

Per l'occasione è stato pubblicato un Numero Unico (disponibile durante la manifestazione) con molti interessanti articoli fra i quali citiamo:

  • ACIOM - QUANDO I DINOSAURI ERAN IN LIGURIA (Enrico Bertazzoli)
  • IL "BUSINESS" DELLE BANANE DELLA SOMALIA IN EPOCA COLONIALE (Paolo Padova)
  • DALL'ACCIAIO... AL MATITONE (Ignazio Lavagna)
  • REINACH - OLEOBLITZ ( Angelo Salvioni)
  • I CARTONI ANIMATI DI WALT DISNEY - 1 PARTE (Angelo Salvioni)
  • CAMPIONATI MONDIALI DI VELA 1989 (Giuseppe Berlanda)
  • LA COLONIA ARNALDI: IL PURGATORIO DEI PECCATORI GOLOSI (Lorenzo Oliveri)
  • LE LINEE NAVALI DELL'IMPERO IN PARTENZA DA GENOVA (Paolo Padova)
  • HASLER... LA MITICA F.88 - SHELL (Michele Nebuloni)
  • ITALNAVI SOCIETA' DI NAVIGAZIONE (Ignazio Lavagna)

Fra questi viene qui di seguito presentato quello sul "business" delle banane.


 

IL "BUSINESS" DELLE BANANE DELLA SOMALIA IN EPOCA COLONIALE

Paolo Padova

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La crisi del '29 aveva messo in ginocchio i trasporti marittimi, un quarto della flotta italiana era in disarmo. Servivano idee radicali, in quanto la grande depressione aveva portato alla crisi del cotone il cui prezzo era diminuito del 50%. Un armatore genovese, Andrea Marsano, decideva quindi di puntare su un mercato in forte espansione ma ancora poco conosciuto in Italia, quello delle banane. In epoca di fabbriche e miniere, la banana stava diventando il frutto operaio per eccellenza, perché pur senza posate si poteva consumare senza toccarne la polpa con le mani e la sua coltivazione si presentava come la più redditizia dell'epoca. Costituita nel 1931 la Società di Navigazione Italo-Somala, Marsano ordinava in Svezia tre bananiere da circa 3.120 tonnellate di portata lorda, la Capitano Bottego, il Duca degli Abruzzi e la Capitano Cecchi, le prime con bandiera italiana, e in Somalia, allora colonia italiana, avviava accordi commerciali con i produttori locali.


 
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Nel dicembre 1935 anche il regime fascista decideva di investire nel business delle banane, costituendo la Regia Azienda Monopolio Banane (RAMB) per il trasporto e la commercializzazione in Italia delle banane prodotte nelle concessioni agricole sorte in quegli anni nella colonia della Somalia italiana, particolarmente nel comprensorio di Genale ed in quello del Giuba.
 
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La RAMB edificava depositi nelle principali città italiane e, per il trasporto delle banane, si avvaleva all'inizio di navi frigorifero esistenti ed in seguito, dal 1937, faceva costruire 4 nuove e moderne bananiere, battezzate dall'acronimo della azienda RAMB: RAMB I, RAMB II, RAMB III, RAMB IV, che dovevano avere un'autonomia sufficiente per la rotta Mogadiscio-Napoli senza soste intermedie e a pieno carico.
Di queste due venivano costruite dal Cantiere Ansaldo di Sestri Ponente e due dai Cantieri Riuniti dell'Adriatico negli stabilimenti di Monfalcone.


 
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RAMB II costruita nel Cantiere Ansaldo

 
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Queste unità, dopo lo scoppio del conflitto venivano trasformate in navi militari e, come tali furono utilizzate dalla Regia Marina. La RAMB disponeva di una piccola flotta di navi da carico e bananiere: oltre alle quattro RAMB, ne facevano parte le tre motonavi requisite alla Compagnia di Navigazione Italo-Somala. Delle sette unità sopravviveva alla guerra solo la RAMB III, che però veniva catturata dalle truppe jugoslave.
Dopo la fine della guerra la RAMB venne sciolta, ma l'Italia continuò ad accordare alle banane somale una protezione tariffaria doganale fino agli anni Sessanta.
Attualmente il prodotto della Somalia non è più destinato alla esportazione, ma solo al consumo interno.


 
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RAMB III costruita nei Cantieri Riuniti dell'Adriatico

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