FORSE È ITALIANO IL PRIMATO DELLA TORRE EIFFEL
Quando l'ingegnere francese Alexandre Gustave Eiffel costruì nel 1889 la famosa torre, che avrebbe dovuto stare in piedi solo per il periodo della grande EXPO parigina, non immaginava che nel corso dei decenni ci sarebbero state installate decine di macchine affrancatrici. I turisti che salgono fin quasi alla sommità della torre, infatti, vogliono tutti spedire a casa o agli amici una testimonianza della loro ... scalata; più del francobollo applicato su una delle tante cartoline con il vertiginoso ed inconfondibile ritratto della torre, è efficace una affrancatura meccanica personalizzata, di una macchina installata proprio lì, a trecento metri, nel punto dove si gode una vista mozzafiato su Parigi.
Quante sono le macchine affrancatrici che sono state finora in uso sulla torre nessuno lo sa, perché pare che non esistano registrazioni ufficiali. Per cercare di saperlo non rimane che spulciare negli album dei collezionisti. Parlando con uno specialista francese che colleziona tutte le affrancature meccaniche usate sulla Torre Eiffel viene fuori una curiosa constatazione: il primato, come numero di impronte differenti, dovrebbe essere di un italiano, il nostro Matteo Merla di Chiavenna, che di rosse sulla Torre Eiffel ne ha messe insieme oltre un centinaio.
La prima affrancatura nota fatta dalla cima della torre è del giugno 1950. Nei vent’anni successivi si sono alternate sulla "Tour" almeno 88 macchine affrancatrici, tutte della "Havas", che però già dal 1937 utilizzava la silouette come forma pubblicitaria sulle proprie impronte. Matteo Merla ha in collezione oltre 110 impronte, che differiscono tutte fra di loro, magari anche per un solo particolare.
Alcuni esemplari vengono mostrati a dimostrazione della varietà dei soggetti che si possono incontrare anche in una collezione apparentemente molto circoscritta nel suo tema.
Se qualche collezionista volesse poi estendere la sua collezione, tenga presente che il disegno più o meno stilizzato della Tour Eiffel compare anche nella rossa di varie industrie e di qualche albergo francese, nonché sulle affrancature di compagnie turistiche di mezzo mondo, dalla Germania alla Spagna, dagli Stati Uniti a Hong Kong. Se poi qualcuno volesse uscire dal campo strettamente meccanofilo, la Tour Eiffel la può trovare su francobolli e interi postali; oltre i confini della filatelia vera e propria, ci sono vignette souvenir, bustine dello zucchero, ecc.
Cercare di mettere insieme oggi una collezione del genere sarebbe impensabile anche se sui mercatini di ogni parte del mondo si trovano vecchie cartoline spedite dalla Torre Eiffel. Ma riuscire a trovare impronte di un così imponente numero di macchine differenti è impresa impossibile, tanto che Matteo Merla ci ha messo più tempo a mettere insieme il grosso della sua collezione che Eiffel a costruire la sua torre.
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