IL FASCIO NELLE ROSSE DEGLI ENTI FASCISTI
Nello spettacoloso Numero Unico che l'AICAM ha edito in occasione del suo 30° anniversario, non si contano gli articoli (più di cinquanta sono stati gli Autori) che sono da ritenere fondamentali per la conoscenza e l'approfondimento della filatelia. Uno di questi reca la firma di Enrico Bertazzoli, che per la prima volta fa un esame dettagliato dei tipi di fasci utilizzati dai vari enti fascisti nelle targhette e nei punzoni delle loro macchine affrancatrici. Esaminandoli superficialmente chiunque avrebbe detto che il fascio littorio, simbolo del fascismo, fosse unico ed intoccabile: invece solo gli "enti fascisti" (Opera Balilla e Federazioni dei Fasci di combattimento) ne hanno inventate dieci varianti.
Estendendo la ricerca agli utilizzi fatti da aziende private, se ne scoprirebbero sicuramente altre.
Fondamentale è stata l'adozione del fascio così detto "Repubblicano" (quello con la scure in alto), per il quale si conoscono solo poche decine di impronte che sono state tutte individuate (dopo anni di ricerche) ed hanno fatto oggetto di un apposito catalogo di Francesco Grandinetti (Pubblicazione AICAM n. 355, 4,00 Euro).
Lo studio delle A.M. del periodo fascista coincide con quello delle rosse classiche italiane. Anche qui è stata ritenuta utile una pubblicazione che raccogliesse tutto quanto era stato scritto in proposito sui periodici dell'AICAM: Achille Vanara e Nino Barberis hanno realizzato la Pubblicazione n. 326 ("24 anni di rosse del ventennio nero"), 91 pagine, 311 illustrazioni, 5,00 Euro).
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