COMUNICATO STAMPA DEL 18 OTTOBRE 2007
Il giallo della prima "rossa"
Ad ottant’anni dal debutto della macchina affrancatrice in Italia, restano diversi misteri. Nino Barberis, il massimo esperto della specialità, ha cercato di svelarne i retroscena...
Milano (18 ottobre 2007) – Una impronta senza immagini, con un
semplice testo "Esposizioni riunite littoriale Bologna", neanche poi tanto
rara. Usata dal 26 giugno 1927, rappresenta il "Penny black" della
meccanofilia italiana. La prima affrancatura meccanica utilizzata nel Paese.
Forse, però, è più misteriosa del mitico francobollo
britannico con la regina Vittoria. Ad indagare sulla vicenda è stato Nino
Barberis, stimolato dall’ottantesimo anniversario compiuto dalla rossa.
"Ci sono diversi elementi inspiegabili", spiega l’esperto.
"Anzitutto la macchina, marca Francotyp, non figura negli elenchi che le Poste
diramavano con regolarità. Risulta utilizzata fino al 10 luglio, giorno di
chiusura della manifestazione, poi se ne perdono le tracce".
Si è sempre detto che la macchina fosse installata presso lo stand della
Audion, concessionaria per l’Italia della tedesca Francotyp. L’Audion, però, non
sembra essere stata presente ufficialmente alla manifestazione: il suo nome non
c’è nel catalogo (anche se distribuiva a tutti i visitatori una cartolina
promozionale); poi, non aveva ancora l’autorizzazione per impiegare una affrancatrice.
"Il resto del carlino" dell’epoca dice che la macchina era sistemata in
un piccolo ufficio postale interno all’esposizione e veniva gestita direttamente dalle
Poste, ma questo appare improbabile per diversi motivi.
"L’ipotesi più attendibile -prosegue Nino Barberis- è la
seguente: il via libera all’utilizzo pratico dell’affrancatrice meccanica era stato
dato il 15 giugno 1927, riservandosi però di precisare la data esatta, mai
individuata. Le Poste erano ansiose di avviare il servizio, in quanto dalle altre
amministrazioni postali giungevano notizie di consistenti economie nei costi;
l’occasione di un importante salone fieristico si presentava come ideale per lanciare
il nuovo sistema. È pertanto ipotizzabile che si sia improvvisata questa
presenza con una macchina della Audion, con targhetta «Littoriale», gestita in nome
delle Poste, le quali incassavano i proventi delle affrancature eseguite".
Ma non basta. I rapporti tra Audion e Poste dovevano essere particolarmente
amichevoli, perché l’11 settembre dello stesso anno troviamo a Pallanza una
macchina identica a quella impiegata a Bologna, ma non la stessa. L’opportunità
è data dai Campionati Mondiali Universitari Remieri. Anche tale macchina non
figura in alcun elenco ministeriale e viene impiegata solo per un giorno. Dovrebbe
essere un prestito informale di un apparecchio che eseguiva affrancature postali.
L’anno dopo, Pallanza registra un bis analogo.
Stando alla numerazione, della "Littoriale" sono state eseguite meno di
14mila impronte. L’AICAM ne ha individuate circa 200. Dal punto di vista
storico-postale è importante, anche perché permette di documentare una
tariffa possibile con una rossa solo per cinquanta giorni. Il 16 agosto 1927, infatti,
il costo della lettera scendeva da 60 a 50 centesimi.
La storia completa, arricchita da illustrazioni, potrà essere letta come pubblicazione AICAM 232, attesa per dicembre.
Il valore delle affrancature meccaniche
In questi giorni il sodalizio ha pubblicato gli atti della terza
tavola rotonda dedicata al tema "Quanto può valere un’affrancatura
meccanica?", svoltasi il 24 marzo scorso a Sasso Marconi (Bologna).
L’incontro, ed il confronto che ne è seguito, ha aggiornato le conoscenze
sull’argomento, in particolare per quanto riguarda gli acquisti via internet.
Il fascicolo, di 26 pagine, è la trascrizione di tutti gli interventi.
Può essere richiesto alla segreteria dell’AICAM, inviando 4,00 euro in
francobolli per rimborso spese.
Servizio stampa e comunicazione: Fabio Bonacina
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